27/10/17

COME SBAGLIARE NEL FOTOGRAFARE PER OTTENERE UNA FOTOGRAFIA CORRETTA



La fotografia è un metodo di rappresentazione fra i più antropocentrici. Non si può evitare di ingannarne il fruitore facendogli credere che non sia stato l'occhio di un uomo e la pressione del suo dito indice a realizzare lo scatto. Altre forme artistiche o creative possono essere maggiormente annacquate, mentre la fotografia si porta appresso una condizione di intimità che non si può evitare. La forma stessa dello scegliere lo scatto attraverso azioni che solo il fotografo può vedere, e attraverso il suo unico sguardo tramite il mirino, comporta questa intimità, personalità.
Di certo, si può spiegare - da questo punto di vista - la fotografia come la meno universale fra le produzioni di immagini. Pure quando vogliamo rappresentare qualcosa di astratto con la fotografia, dobbiamo ricorrere a dei soggetti precisi; mentre nelle altre forme artistiche si può evocare, costruire, raffigurare qualcosa di astratto o un oggetto che prima non esisteva.
Alla luce di queste riflessioni, colgo il mio modo di fare fotografia come completamente sbagliato perché è un utilizzare scorrettamente il suo dispositivo. Come usare la pittura per fare letteratura o la tipografia per dipingere…
Nella foto qui riprodotta, si vede un panorama di un parco nella periferia di Roma, nel fondo ci sono delle strutture, forse dei ruderi. Vagavo con un amico attraverso quei boschi, ogni tanto salendo su degli edifici antichi lì abbandonati; ma quello che volevo era appunto che il ricordo, i nostri discorsi e quello che avevo di fronte si fondessero in un'unica immagine. E in quel momento, addirittura, già avevo un'idea di come sarebbe venuta la foto perché avevo sistemato l'obiettivo in modo da avere quell'impressione e scelto una pellicola che fallisse nell'intento per un'alterata sensibilità: era un kodak scaduta da 60 anni. Mi aveva fatto piacere usarla anche solo perché avevo aspettato il momento ideale per vedere i risultati che avrebbe dato.
Invece, l'idea di questa serie di foto mi è giunta dal sentirmi sopraffare dalla bellezza di Roma, quasi un non poterla recepire e gestire tutta. Perché proprio quella città vive così l'antichità che offre: molto frequente è scorgere tracce dell'antica Roma, anche enormi pezzi di palazzi che una volta scovati, vengono recintati e protetti. Facendo attenzione, ne notavamo ovunque e è impossibile quindi solo annotare tutte queste presenze e averne cura… di conseguenza, anche semplicemente la plausibile spesa per gestire il fazzoletto di prato che circonda ciascun rudere è incalcolabile per la città, per il nostro paese. Sono tutte queste osservazioni che mi hanno fatto percepire quello stato di sopraffazione - una ricchezza ingestibile. Allora ho iniziato a soffermarmi su come alcune antichità venivano come ignorate e diventavano parte integrante dell'arredo urbano o privato oppure sporcate da scritte perché non riconosciute; anche poco prima di giungere in quel parco, siamo passati di fronte a un condominio che aveva incluso nel giardino un enorme porzione di acquedotto romano… non si può non costruire edifici per riguardo di questi ritrovamenti e così questo banale condominio convive con un patrimonio di importanza archeologica che se fosse altrove sarebbe invece messo in rilievo.

Non vedo l'ora di tornare a Roma.

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